Caccia e agricoltura: il principio
L'attività venatoria è consentita purché non contrasti con la conservazione della fauna e non arrechi danno effettivo alle produzioni agricole. La pianificazione faunistico-venatoria è estesa a tutto il territorio agro-silvo-pastorale. Per non intaccare i popolamenti non si dovrebbe mai abbattere più dell'incremento utile annuo.
Negli ultimi decenni l'agricoltura si è specializzata e concentrata in pianura, mentre collina e montagna sono state estensivizzate e abbandonate. Le lavorazioni meccaniche causano cambiamenti di habitat e mortalità diretta e indiretta dei selvatici.
Prevenire i danni della fauna
- Prima di un piano di controllo numerico bisogna aver verificato l'inefficacia dei metodi ecologici. Le specie che si moltiplicano troppo possono essere abbattute solo con le autorizzazioni del caso; le sostanze tossiche sono vietate perché non selettive e inquinanti.
- La difesa delle colture spetta in genere all'ente pubblico o all'organismo che gestisce la fauna nel territorio: A.T.C. o Azienda faunistico-venatoria.
- Lepri e frutteto: recinzione con materiale idoneo; efficace se ben montata e mantenuta (anche per una cocomeraia). Sulle cortecce rosicchiate si usano paste cicatrizzanti. Agli interventi di prevenzione dovrebbero partecipare i cacciatori locali interessati alla specie.
- Mais appena seminato contro Cornacchia grigia e Fagiano: repellente sui chicchi prima della semina.
- Soia pronta per il raccolto: il cane che vi entra apre i baccelli e fa perdere i semi.
Lo sfalcio e la fauna
Per ridurre la mortalità di Lepri e Fagiani lo sfalcio meccanizzato deve avvenire a bassa velocità, partendo dal centro dell'appezzamento e procedendo in cerchi concentrici, così gli animali possono fuggire verso l'esterno.